A Venezia arriva Yugen, la nuova opera di Martha Fiennes

Un progetto artistico radicalmente innovativo creato da Martha Fiennes, prodotto da Tendercapital e con il coinvolgimento di Salma Hayek, in collaborazione con Palazzo Grassi –Punta della Dogana

10:06 am

24 luglio 2018

Yugen è un termine che appartiene alla filosofia estetica giapponese e che rimanda a una profonda consapevolezza dell’universo e al contempo ne simboleggia l’eterno mistero. Yugen è anche il titolo scelto da Martha Fiennes, celebrata artista e regista, per il suo ultimo progetto creativo: un film painting realizzato con un sofisticatissimo sistema informatico creato da lei stessa, che non ha dunque precedenti.

Un’operazione sinergica tra Martha Fiennes, Salma Hayek – star internazionale che ha accettato di essere letteralmente il fulcro visivo del progetto – e Magnus Fiennes, compositore e autore delle musiche. Il progetto è stato prodotto da Tendercapital, società creata da Moreno Zani. «Arte e tecnologia» sottolinea lo stesso Zani, «sono state in costante dialogo fin dai tempi antichi: Yugen, connubio di coding e riprese cinematografiche, è un passo ulteriore nell’esplorazione di questa relazione, che apre nuove visioni per entrambi i fronti».

 

La premiere a Venezia

La premiere di Yugen sarà il primo settembre 2018 alla Scuola Grande di San Rocco (San Polo, 3052, Venezia) mentre il progetto sarà visibile il 2 e il 3 settembre al Teatrino di Palazzo Grassi, partner del progetto (ingresso libero). L’ultima scommessa, solo in ordine di tempo dunque, ha per protagonista Martha Fiennes in un progetto che Zani non esita a definire «totalmente pioneristico: da un lato uno sguardo sul futuro con i meccanismi dell’intelligenza artificiale, dall’altro la fascinazione e la carica emotiva tipica delle forme d’arte pittoriche. Un connubio assolutamente innovativo che contribuisce al dialogo tra tecnologia e arte, sempre più attuale e intrigante». Il progetto è stato sviluppato con la consulenza creativa di Beatrice Panerai ed in collaborazione con Palazzo Grassi – Punta della Dogana.

Dopo i successi dei suoi lungometraggi – Onegin (1999) e Chromophobia (2007) – Martha Fiennes si è spinta oltre la cinematografia canonica sperimentando l’impiego dei mezzi messi a disposizione dalla tecnologia digitale, creando immagini in movimento il cui ritmo è determinato da un algoritmo calcolato e controllato artificialmente.

 

La tecnologia dietro l’opera

Yugen è un’esperienza visiva assolutamente inedita: ha per protagonista la statuaria Salma Hayek che tiene l’asse di una scena in costante movimento, un intorno che muta secondo i principi dello SLOimage del quale Martha Fiennes è un’assoluta pioniera. SLOimage è un sistema complesso che Fiennes ha messo a punto con l’aiuto del produttore Peter Muggleston nel 2011 e che permette alle immagini di prendere letteralmente vita.

La prima realizzazione in Sloimage è stata Nativity che ha debuttato al Covent Garden di Londra – dopo un preview al V&A – per poi essere presentato anche alla Biennale di Venezia nel 2017. Se Nativity prendeva spunto evidentemente dal repertorio visivo delle natività rinascimentali, Yugen insiste su una nota contemplativa, non scevra da un certo misticismo orientale. «Mi sono sempre riconosciuta in progetti di larga portata – rivela Martha Fiennes – come l’espansione dei livelli della realtà. Con Yugen cerco di stimolare un’idea, o delle idee, che evochino dimensioni alternative rispetto all’esperienza della realtà. Il mio lavoro d’immagini in movimento evolve dall’impulso a esplorare ed estendere il medium del film. In questo caso, a rompere con la tradizionale linearità della narrazione filmica e lasciare alla macchina, a un ideale AI la responsabilità della decisione. La natura imprevedibile dell’opera implica che non esista una lunghezza prescritta, né un principio, un mezzo e o una fine. Lo spettatore è invitato a liberare la mente ed espandere la sua consapevolezza».

 

Il ruolo di Salma Hayek

Salma Hayek è una presenza importante rispetto al progetto: diviene un’icona su larga scala, un simulacro, una sorta di papessa che si staglia su di un fondo in costante movimento creando immagini continuamente differenti e fatalmente evocative.

La stessa Martha Fiennes definisce il suo ruolo come «chiave rispetto alla creazione di quest’opera. É sia musa che fonte d’ispirazione, capace di entrare nel personaggio senza alcuno sforzo. Salma lavora con un istinto superlativo e personale, con competenza, creatività e humor!».

Martha Fiennes, che ha anche passate esperienze in video pubblicitari, padroneggia i meccanismi della memoria, le fantasie e le aspettative della mente; Yugen ha qualcosa che assomiglia ai meccanismi del sogno ma che lei porta a una dimensione di esperienza consapevole. L’opera diventa un medium per esplorare dentro sé stessi, per mettere alla prova la nostra stessa percezione della realtà o delle infinite realtà che esistono oltre l’immediatezza del mondo. Yugen evoca la visualizzazione di dimensioni altre dalla realtà: «Mi sono sempre immaginata – rivela Fiennes – di raggiungere un livello di realtà distante, di estendere il concetto stesso di realtà.»

I toni generalmente scuri di Yugen, che da sempre ricorrono nella cinematografia di Martha Fiennes, ribadiscono il misticismo della visione; un’esperienza che è oltremodo accentuata dalle musiche create specificatamente per questo progetto da Magnus Fiennes, che già aveva collaborato in Nativity. Il suono assume qui un potere ipnotico, seduce la mente dello spettatore e ne implementa il gioco interattivo. È un’operazione che nella sua totalità non ha nulla a che fare col linguaggio convenzionale, è piuttosto una lingua emozionale e trasversale e perciò universale: capace di parlare a qualsiasi essere della Terra a dispetto dalla sua cultura e dalla sua provenienza.

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