Bill Gates, da genio indisciplinato a guru simpatico

10:33 am

3 agosto 2018

Bill Gates è entrato in casa nostra dalla finestra e non dalla porta: lo abbiamo conosciuto prima attraverso le icone della sua creatura più famosa – chiamata appunto Windows – e solo più avanti abbiamo collegato il nome alla sua faccia occhialuta. Da allora gli sono stati dedicati decine tra articoli, libri, film, tesi di laurea e quasi ogni momento della sua carriera è oggi noto. Qualche episodio o dettaglio però, sfugge al racconto ufficiale e serve a spiegare chi è davvero l’uomo che ha cambiato l’industria dei computer come Henry Ford ha cambiato quella dell’auto.

 

Un indisciplinato di genio

Quando ha fondato la Microsoft nel 1975, a soli 19 anni e dopo aver abbandonato gli studi in legge ad Harvard, era sicuro di dare un dispiacere ai genitori che lo avrebbero voluto avvocato. Non immaginava neanche che avrebbe tenuto in mano lo scettro di uomo più ricco del mondo per tanti anni, finché non gli è stato strappato da Jeff Bezos, il patron di Amazon. In una intervista a Bbc Radio 4 ha ammesso lui stesso di essere stato un ragazzino così “indisciplinato” da costringere madre e padre a farlo seguire da un terapeuta: “Dovevo rispettare regole severe, ma le rifiutavo”.

Come per esempio quando smise di presentarsi in classe e di studiare perché la sua scuola (la prestigiosa Lakeside) aveva affittato uno dei primi computer, un DEC PDP-10 di proprietà della Computer Center Corporation. È il 1968 Il giovanissimo Bill (insieme all’amico e poi cofondatore di Microsoft Paul Allen) ne rimase incantato: voleva capire come funzionava e correggerne tutti i bug.

Riuscirono persino ad hackerare il numero di ore di utilizzo del pc, ma vennero scoperti e banditi dal laboratorio di informatica. Gates e Allen decisero quindi di mettersi “in proprio” insieme ad altri due compagni, per poter avere accesso illimitato alla strumentazione. Fondarono la Lakeside Programmers Group e a quel punto la stessa società che li aveva banditi li chiamò per trovare le debolezze del loro sistema.

Nel 1979, a soli 23 anni, guadagnava 2,5 milioni di dollari all’anno e non aveva alcuna intenzione di fermarsi: “Ero davvero un fanatico del lavoro e non facevo mai una vacanza”. Salvo poi ammettere anni dopo, di avere sbagliato a non dedicare abbastanza tempo alle relazioni sociali e a cose frivole come il football.

 

Da nerd a guru

Non soddisfatto di aver costruito un impero e di avere portato i computer in tutti gli uffici e in tutte le case, insieme alla Apple di Steve Jobs, Gates ha preferito indirizzare le sue energie verso sfide umanitarie. Nel 2000 lancia con la moglie una organizzazione umanitaria privata attiva nella ricerca medica, nella lotta all’AIDS e alla malaria, nel miglioramento delle condizioni di vita nel terzo mondo e nell’educazione. La Fondazione Bill & Melinda Gates è oggi una delle più grandi al mondo e il veicolo principale attraverso il quale il padre di Windows prova a realizzare quel “capitalismo creativo” annunciato durante una Keynote tenuta in occasione del Forum di Davos del 2008: un sistema in cui i progressi tecnologici compiuti dalle aziende non sono sfruttati semplicemente per la logica del profitto, ma anche per portare sviluppo e benessere soprattutto là dove ce n’è più bisogno, vale a dire nelle aree più povere del mondo.

Nel 2015 la fondazione lancia l’iniziativa “The Global Goals”, un progetto per la realizzazione di 17 obiettivi globali tra i quali: la fine della povertà estrema, la lotta alle disuguaglianze, un intervento per frenare il cambiamento climatico. Tra le tante celeb che hanno sposato la causa e ci hanno messo la faccia – oltre Bill e Melinda – anche Malala Yousafzai, Anastacia, Stephen Hawking, Stevie Wonder, Kate Winslet, la regina Rania di Giordania, Jennifer Lopez, Meryl Streep .

Non stupisce allora come oggi l’ex nerd multimilionario Bill Gates sia il personaggio più ammirato nel sondaggio annuale condotto dall’istituto britannico YouGov. Affianco a lui, solo Angelina Jolie.

 

Come diventare milionari ed essere felici

Anche se tecnicamente non è un laureato di Harvard e sebbene affronti con grande ironia la questione della laurea ad honorem ricevuta dall’ateneo, Gates è tornato più volte nella sua università e in generale non disdegna il ruolo di motivatore e formatore dei talenti di domani.

Nel 2017 ha scelto Twitter come strumento per rivolgere agli studenti di Harvard 14 tra suggerimenti e ispirazioni:

“1/ I neodiplomati spesso mi chiedono dei consigli per la loro carriera. A rischio di sembrare come questo ragazzo… (link una clip del film “Il laureato), ndr)

2/ L’intelligenza artificiale, l’energia, le bioscienze sono dei campi promettenti in cui potete avere un impatto enorme. È ciò che farei, se dovessi iniziare oggi.

3/ Tornando a quando ho lasciato il college, ci sono delle cose che avrei voluto sapere…

4 / Ad esempio, l’intelligenza ha diverse forme. Non è unidimensionale. E non è così importante come credevo.

5/ Ho anche un grande rimorso: quando ho lasciato la scuola, sapevo molto poco delle ingiustizie del mondo. Ci sono voluti decenni per imparare.

6/ Voi sapete più cose di quanto ne sapevo io alla vostra età. Potete iniziare a combattere le ingiustizie, sia per le strade, sia per il mondo, e al più presto.

7/ Nello stesso tempo, circondatevi di persone che vi pongano nuove sfide, che vi insegnino, che vi stimolino a tirare fuori il meglio di voi. Come Melinda fa con me.

8/ Come Warren Buffet, misuro la mia felicità in base a quanto le persone intorno a me siano felici e mi amino, e dalla differenza che faccio per gli altri.

9/ Se potessi dare ad ognuno di voi un regalo per il vostro diploma, sarebbe questo, il libro che mi ha più ispirato, tra tutti quelli che ho letto (“Il declino della violenza”, di Steven Pinker, ndr)

10/ Steven Pinker mostra come il mondo stia andando meglio. Sembra strano, ma è vero. È il periodo più pacifico della storia dell’umanità.

11/ Ciò ha senso perché se pensate che il mondo stia andando meglio, vorrete diffondere il progresso tra sempre più luoghi e persone.

12/ Ciò non significa che ignorate i problemi seri che dobbiamo affrontare. Significa che credete che possano essere risolti.

13/ Questo è il centro della mia visione del mondo. Mi ha sostenuto nei momenti più difficili ed è la ragione per la quale amo il mio lavoro. Penso che potrebbe essere lo stesso per voi.

14/ È un’epoca meravigliosa in cui essere vivi. Spero che ne trarrete il meglio”.

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