Welfare aziendale, il ruolo sociale dell’impresa per una nuova dimensione inclusiva

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12:20 pm

5 ottobre 2021

Il Covid ha rimescolato le carte delle nostre abitudini e anche i settori produttivi del Paese hanno rimodulato le loro attività lavorative e di welfare aziendale su nuove esigenze e su nuove prospettive di vita. Questo cambio di indirizzo si è osservato sia in ambito nazionale sia in quello europeo (Libro Verde sull’invecchiamento demografico) con iniziative di welfare sociale che guardassero alla Silver economy, al Gender gap e al Women empowerment con una nuova consapevolezza così da creare valore, non solo interno, ma soprattutto verso la comunità e gli stakeholder.

RUOLO DELLE PMI

Secondo studi recenti si è notato che durante la fase più dura della pandemia le Pmi hanno svolto un ruolo sociale di sostegno e di aiuto. Alla luce della ripresa economica in atto in Italia, il loro ruolo risulta decisivo sia per la ripartenza del Paese, grazie alle strategie di welfare che hanno rivolto ai giovani, alle donne, agli anziani, alla famiglia e in generale alle comunità cittadine, sia perché, con le loro politiche, sostengono le linee del Pnrr.

Gli studi condotti (Welfare Index Generali) hanno messo in evidenza che per affrontare la pandemia le imprese hanno attuato numerose iniziative di welfare aziendale che sostenessero i lavoratori. Le Pmi hanno agito in ambito sanitario, (servizi medici e nuove assicurazioni sanitarie); nella conciliazione vita-lavoro (maggiore flessibilità oraria e aiuti in famiglia); nel sostegno dei lavoratori e delle famiglie e nel sostengo nell’educazione scolastica dei figli ma anche sostenendo il Sistema Sanitario Nazionale e alla ricerca con contributi e donazioni.

Le Pmi hanno assunto dunque una veste di soggetto sociale, non solo economico, ma di welfare di comunità per il loro contatto con il territorio di riferimento e per la vicinanza ai lavoratori e alle famiglie.

LIBRO VERDE

L’iniziativa consultiva promossa dell’Ue punta a stimolare un dibattito pubblico sugli effetti causati dall’invecchiamento della popolazione nella società europea al fine di registrare le problematiche ad essa connesse cogliendone le giuste opportunità da offrire.

La struttura demografica dell’Ue negli ultimi anni si è profondamente modificata e questo trend continuerà a mostrare i suoi effetti anche in futuro. Per accompagnare i cambiamenti in atto, le istituzioni comunitarie e quelle nazionali, dovranno dotarsi di nuovi strumenti sociali ed economici per gestire e sostenere l’invecchiamento della popolazione che, secondo le stime europee, vedrà l’età media nel 2070 raggiungere la soglia dei 49 anni, cinque in più rispetto ai dati attuali.

L’ageing dunque esercita un impatto sia nella società economica, sia nella creazione di nuove opportunità per l’occupazione e la promozione dell’equità sociale. Proprio questa sua duplice linea di indirizzo è l’aspetto analizzato dalla Ue osservando l’invecchiamento durante l’intero ciclo di vita di una persona. Con questa finalità è indubbio che si debba ripensare questo processo in chiave progressiva ricercando un compromesso virtuoso tra la sostenibilità dei sistemi di welfare (pensioni, sanità, assistenza) e la solidarietà intergenerazionale tra giovani e anziani.

RAPPORTO CENSIS

L’Osservatorio Silver Economy Tendercapital-Censis presentato lo scorso giugno, ha tracciato un focus sulla longevità attiva degli anziani durante la fase più critica della pandemia e il quadro che è emerso ha fotografato come gli over 65 siano pronti per essere ancora protagonisti nella società e nell’economia italiana.

Volendoci soffermare sul rapporto “solidarietà intergenerazionale tra giovani e anziani”, così come evidenziato dal Libro verde europeo, ciò che emerge chiaro dal rapporto Censis è la frattura generazionale che il lockdown ha reso manifesta. Per il 54,3% dei giovani, infatti, si spendono troppe risorse pubbliche per gli anziani, ed era il 35% l’anno scorso, mentre per il 74,1% ci sono troppi anziani in posizione di potere, dall’economia, alla società, fino ai media.

Il Rapporto però fotografa anche come la Silver generation sia stata determinante per sostenere economicamente la famiglia, tanto che nell’Osservatorio si sottolinea il ruolo degli anziani definiti “bancomat per figli e nipoti” e evidenzia anche come siano il segmento della società che meglio ha risposto alle restrizioni dovute al Covid. La silver generation fra l’altro ha voglia di investire nella ripartenza dell’Italia stimolando la domanda interna immettendo nel sistema liquidità per il proprio benessere e per la loro vita. Vogliono, dunque, essere attori attivi del futuro del Paese e contribuire alla sua crescita. È perciò indispensabile che le politiche economiche nazionali ed europee guardino alla terza età come risorsa attiva, da coinvolgere e stimolare nei processi decisionali per la crescita del nuovo welfare sociale.

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