Tendercapital è partner di MEMOS. A PROPOSITO DELLA MODA IN QUESTO MILLENNIO

Ideata e curata da MARIA LUISA FRISA, MEMOS. A PROPOSITO DELLA MODA IN QUESTO MILLENNIO è una mostra realizzata dalla CAMERA NAZIONALE DELLA MODA ITALIANA, in collaborazione con il MUSEO POLDI PEZZOLI, con il supporto del MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE e ICE AGENZIA e del COMUNE DI MILANO.
Con la partecipazione di TENDERCAPITAL nell’ambito delle attività del suo incubatore d’arte TenderToArt.

Il progetto, in forma di mostra e di catalogo, vuole innescare una serie di riflessioni sulla moda contemporanea, sulle sue qualità e sui suoi attributi, attivandole da quelle Lezioni Americane di Italo Calvino, che l’autore avrebbe dovuto tenere nell’autunno del 1985 all’Università di Harvard, nell’ambito delle Charles Eliot Norton Poetry Lectures. Calvino morì improvvisamente nel settembre dello stesso anno, ma la moglie Esther decise di pubblicarne le tracce scritte. Il titolo dato dallo scrittore era Six Memos for the Next Millenium. Così Memos, parola incisiva e ampia, è titolo dell’esposizione.
La lettura di Calvino genera oggi una domanda fondamentale: può la moda, nel suo essere industria culturale, sistema di comunicazione, territorio ricco, ibrido e problematico, essere considerata pratica scientifica e poetica, e quindi naturalmente letteraria? La mostra utilizza le parole di Calvino come dispositivi per riflettere sulle trasformazioni e le permanenze della moda. Memos evoca anche le note dattiloscritte da Diana Vreeland ai tempi della sua direzione di «Vogue America». Appunti, rivolti alla redazione, che trattengono sinteticamente la rapidità immaginifica di Vreeland. Note, che funzionano come mood board fatti di parole.
Memos si propone così di costruire un “discorso sul metodo”, ovvero una riflessione sulla curatela di moda e sulla sua capacità di gestire i diversi prodotti della moda stessa: non solo gli oggetti, ma anche le immagini e le parole. Maria Luisa Frisa riflette sulla pratica del fashion curating e concepisce la mostra coinvolgendo Judith Clark per l’exhibition making e Stefano Tonchi con un progetto visuale.

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