Quanta energia consuma una popolazione? Possiamo capirlo grazie agli smartphone

Tendersetter

12:23 pm

17 dicembre 2019

Risalire al costo energetico di un paese non è mai stato semplice: sono necessari ampi studi socio-economici e, prima ancora, laboriose e costose raccolte dati. Queste, soprattutto nelle realtà in via di sviluppo, finiscono per fare da fattore limitante all’intero processo, proprio laddove la necessità di ottimizzare le risorse e pianificare le infrastrutture sarebbe di fatto più impellente.

Per bypassare questo problema, e rendere più accessibile il risultato, un team internazionale di ricercatori al lavoro tra il Politecnico Federale (o ETH) di Zurigo e il Future Cities Laboratory di Singapore ha sperimentato una strategia che fa perno sulle informazioni relative all’uso dello smartphone per risalire ai dati sul consumo di energia elettrica di una popolazione intera.

La buona notizia è che ha funzionato.

 

Dati generati dagli smartphone

Quando dobbiamo definire il numero di abitanti di un popolo, le età e il sesso dei suoi componenti o, ancora, la sua distribuzione nel territorio, è semplice se ci riferiamo ai paesi sviluppati, dove il sistema del censimento riesce a tenere il passo. Per le situazioni in via di sviluppo, invece, anche nella ricerca di informazioni così semplici tutto cambia: oltre alle difficoltà nella raccolta stessa dei dati, povertà, epidemie o guerre spesso minano alla stabilità e alla continuità della struttura sociale. Da qui la necessità di trovare metodi che fotografino la situazione non solo con una strada più economica, ma anche mano a mano, in tempo reale.

Sono molti anni che ci si interroga sugli strumenti e le modalità più adatte a scattare questa fotografia, ed è sempre più chiaro che, al momento, quello emergente è lo smartphone, il dispositivo in grado di raccogliere e trasmettere informazioni di fatto più diffuso al Mondo. E non solo per le questioni anagrafiche, ma anche per raccontare i gusti e, soprattutto, le abitudini degli utenti – in questo caso, anche in fatto di utilizzo di energia.

 

Lo studio sul campo

Non potremmo accontentarci di una semplice mappatura delle abitazioni e degli edifici inclusi nella rete elettrica? La risposta è no. Lo spiega il primo case study sul tema che si è svolto in Senegal.

All’interno del paese un buon 75% della popolazione possiede uno smartphone (un dato coerente con la maggior parte dei paesi in via di sviluppo), a dispetto di uno scarso 24% di famiglie collegate alla rete elettrica. Evidentemente le persone hanno modo di ricaricare il proprio dispositivo in automobile, dai vicini o in altre strutture.

Per andare più a fondo, i ricercatori hanno messo a confronto la mappa dell’uso dei telefonini con le immagini satellitari dei comuni del paese di notte (quelle che permettono di fare una stima a partire dall’illuminazione elettrica). Senza neanche troppa sorpresa, i dati raccolti non sono granché sovrapponibili: se l’illuminazione, di fatto, può avere una buona correlazione con la densità di popolazione nelle diverse zone di un territorio, non vale lo stesso con il consumo di energia elettrica in senso più generale, che invece correla con buona approssimazione con la mappa dell’attività telefonica (chiamate, messaggi inviati e ricevuti, accessi in rete).

Alla luce di quest’analisi, gli autori dello studio mettono in luce quanto il fabbisogno energetico di una popolazione sia un’entità dinamica, il risultato di una complessa rete di fattori e attività fortemente interconnessi che hanno a che vedere più con le ore trascorse sullo schermo dello smartphone che con la percentuale di popolazione residente di fatto in un territorio.

 

Mappe per nuove città

Qual è il potenziale, sul piano pratico, di questa nuova visione della comunità? In base ai risultati di questo studio possiamo immaginare di pianificare, organizzare e legiferare centri urbani, infrastrutture, persino le stesse rotte commerciali, con un approccio diverso, più consapevole delle reali esigenze della popolazione, basandosi su dati facilmente reperibili (e a basso costo) come appunto quelli dei consumi telefonici.

Certo sarà necessario condurre questo tipo di indagine via via anche in altri paesi, trovando il modo di operare con approssimazione sempre migliore, eppure gli strumenti per iniziare a reimpostare in maniera più smart le aree in via di sviluppo sono già nelle nostre mani. Letteralmente.

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