Opportunità e rischi di investire nei Big Data

Tendersetter

9:00 am

16 settembre 2020

 

Le caratteristiche dei big data

Nell’epoca in cui viviamo, l’uso dei dati è ormai indispensabile in qualunque processo decisionale, che sia di un’impresa, di un’istituzione o anche di un singolo cittadino privato. Attraverso la digitalizzazione, tutto si è trasformato in un dato: le parole, la posizione geografica, le interazioni sociali e anche le “cose”, una volta connesse in rete (IoT) diventano dati.

Il fattore produttivo chiave in questa economia data-driven sono i big data: l’utilizzo di tecniche di analisi dei big data ha permesso miglioramenti e innovazioni in molti ambiti, creando nuovi servizi, migliorando quelli esistenti, innovando i processi produttivi e distributivi e, soprattutto, andando incontro alle esigenze di consumatori e cittadini con ogni prodotto e servizio (anche quelli non digitali).

I big data fanno riferimento a un salto di paradigma interpretativo della realtà economica e sociale attraverso tecniche di analisi (data mining) eseguite su enormi quantità di dati (volume), caratterizzati da formati assai differenti (varietà), immagazzinati ed elaborati a un ritmo (velocità) sempre più rapido (spesso in tempo reale).

L’ecosistema dei big data

Nell’ecosistema dei big data, è possibile identificare, tra gli altri, i seguenti attori principali:

  • i soggetti generatori di dati (o fornitori di dati);
  • i fornitori della strumentazione tecnologica, tipicamente sotto forma di piattaforme per la gestione dei dati;
  • gli utenti, cioè coloro che utilizzano i big data per creare valore aggiunto;
  • i data brokers, cioè le organizzazioni che raccolgono dati da una varietà di fonti sia pubbliche, sia private, e li offrono, a pagamento, ad altre organizzazioni;
  • le imprese e le organizzazioni di ricerca, la cui attività diventa fondamentale per lo sviluppo di nuove tecnologie, di nuovi algoritmi attraverso cui esplorare i dati ed estrarre valore;
  • gli enti pubblici, sia in qualità di enti regolatori dei mercati, sia con riferimento alle attività della pubblica amministrazione volte a migliorare i prodotti e i servizi offerti alla cittadinanza e in grado di aumentare il benessere collettivo.

Il grado di interconnessione tra questi soggetti nell’ecosistema dei big data è molto elevato, tanto da rendere difficile identificare i singoli mercati che lo compongono. Ciò conduce a un contesto in cui operano poche imprese multinazionali, con un elevato grado di integrazione in tutte le fasi, accanto a un numero enorme di piccole imprese specializzate.

Il mercato dei big data

Non è un caso che il mercato mondiale dei big data cresca ogni anno a una velocità vertiginosa: nel 2017 valeva 35 miliardi di dollari, ma si stima che in appena dieci anni arrivi a quota 103 miliardi di dollari. Le grandi imprese ne controllano la fetta più grossa, dividendosi l’87% della spesa complessiva, ma anche gli investimenti delle Pmi aumentano di anno in anno.

Più in dettaglio:

  • il 42% della spesa riguarda i software (database, strumenti e applicativi per acquisire, visualizzare e analizzare i dati)
  • il 33% i servizi (personalizzazione dei software, integrazione con sistemi informativi aziendali e riprogettazione dei processi)
  • il 25% quelle che vengono definite “infrastrutture abilitanti” (capacità di calcolo, server e storage).

Tra le grandi imprese sono le banche a investire di più in Big Data Analytics (28% del totale), seguite da industria manifatturiera (24%), telecomunicazioni e media (14%), pubblica amministrazione e sanità (7%), servizi (8%), grande distribuzione (7%), utility (6%) e assicurazioni (6%).

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