Investire in Private Debt nel 2020

Tendersetter

11:33 am

11 novembre 2020

Molti investitori e fondi di investimento scelgono di investire in Private Debt, strumento di finanziamento adatto maggiormente alle piccole aziende non quotate, per diversificare il proprio portafoglio e puntare a rendimenti più alti.

 

Per questo, per capire se conviene ancora investire in Private Debt, diventa fondamentale analizzare la situazione delle PMI in Italia dopo il periodo di lockdown dovuto al COVID-19.

La situazione delle PMI in Italia

Analizzando il rapporto Cerved PMI 2019, si può giungere a importanti e interessanti conclusioni.

 

Lo slancio che ha caratterizzato il mondo delle PMI a partire dal 2013 ha perso di forza nel 2018. Se in termini nominali il fatturato è cresciuto del 4,1% (rispetto al +4,4% dell’anno precedente), in termini reali è rimasto ai livelli del 2017. Questo rallentamento ha riguardato tutti i settori, ad eccezione di quello delle costruzioni.

 

Il costo del lavoro (+5,6%) è cresciuto più velocemente rispetto al valore aggiunto (+4,1%), con conseguenze negative sulla produttività e sui margini delle PMI. Inoltre, si è quasi fermata la ripresa della redditività lorda: i margini lordi sono cresciuti del 1,2% nel 2018, rispetto al 3,2% dell’anno precedente. I livelli rimangono molto inferiori a quelli pre-crisi, segnando un -20% rispetto al 2007.

 

Anche i dati relativi alla demografia di impresa danno segnali chiaroscuri: il numero di PMI, cresciuto del 5,5% nel 2017, è cresciuto solo del 2,9% nel 2018, raggiungendo quota 161.000.

La solidità economico-finanziaria delle PMI

Nonostante i dati di crescita in ribasso, il processo di rafforzamento dei fondamentali finanziari delle PMI non è stato intaccato. I debiti finanziari sono cresciuti nel 2018 per il secondo anno consecutivo, con un’accelerazione rispetto all’anno prima (+2,2% rispetto al +1,2%). In contemporanea, le PMI hanno rafforzato il capitale proprio a ritmi sostenuti (+8,5%), con conseguente riduzione del peso dei debiti finanziari in rapporto al capitale netto, sceso nel 2018 al 63% (dal 66% del 2017 e dal 116% del 2007). Inoltre, nonostante la redditività sia rallentata, grazie anche alla politica espansiva della BCE, l’incidenza degli oneri finanziari sui margini lordi ha raggiunto un minimo storico (13%). Nel 2018, i dati sugli investimenti delle PMI sono risultati in forte crescita, toccando il 7,1% delle immobilizzazioni materiali (contro il 6,4% del 2017).

 

Tra i principali timori sull’evoluzione del quadro economico internazionale permangono quelli relativi alla politica commerciale americana, che hanno già avuto pesanti ripercussioni sull’economia mondiale. Il trend di riduzione del commercio internazionale colpisce maggiormente quelle economie connotate da una forte impronta manifatturiera. Nel contesto europeo, Germania e Italia hanno mostrato gli effetti più negativi con fasi di recessione economica tra il 2018 e il 2019.

Le PMI e gli effetti del COVID

Gli effetti del COVID-19 in questi mesi del 2020 sono stati oggetto di studio e previsione nel Rapporto Regionale Cerved-Confindustria 2020. Il rapporto sottolinea come “Il rafforzamento della solidità finanziaria del biennio 2018 -2019 non sarà sufficiente per molte delle PMI a reggere l’urto degli effetti economici del COVID-19” e che “è necessario, da un lato, garantire tempestivamente risorse finanziarie alle PMI che potrebbero entrare in crisi di liquidità e, dall’altro, sostenere la ripresa economica nel medio termine, elemento fondamentale per la sostenibilità del debito.”

 

Il modello utilizzato per le previsioni si basa su uno scenario in cui vengono stimati gli impatti del Covid-19 sulle imprese, considerando il periodo di lockdown e gli effetti dei DPCM, in un quadro di progressiva normalizzazione del contesto economico nazionale e internazionale. Inoltre, è stato considerato anche uno scenario pessimistico, in cui si ipotizza una seconda ondata di contagi e un nuovo “soft” lockdown nelle prossime settimane.

 

Il modello prevede che il fatturato delle PMI italiane si contrarrà del 10% nel 2020, rimbalzando solo del 4,8% nel 2021 Ciò comporterà una perdita tra i 270 e i 650 miliardi di fatturato nel biennio 2020-21. Nel caso in cui si verifichi un nuovo lockdown, è previsto un calo dei ricavi del 18,1%, con perdite che sfioreranno i 300 miliardi di euro nel biennio in corso.

 

L’analisi indica che a causa del COVID, più di un terzo delle PMI italiane potrebbero entrare in crisi di liquidità alla fine del 2020 e sarebbero necessari tra i 25 e i 37 miliardi di euro per superare questa fase ed evitare problemi a 1,8 milioni di lavoratori.

 

Anche considerando lo scenario peggiore (ovvero quello in cui è prevista una seconda ondata ed un conseguente lockdown), le dotazioni dichiarate dal Governo nell’ambito del Decreto Cura Italia (200 miliardi presso il Fondo Centrale di Garanzia più un’altra dotazione per le PMI presso Sace) dovrebbero essere ampiamente sufficienti per coprire i fabbisogni delle PMI.

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