Il robot sulla porta di casa

11:52 am

17 aprile 2018

Isaac Asimov ha disegnato un futuro immaginario popolato da umanoidi, programmati con le Tre Leggi della Robotica, al servizio della nostra specie. I Jetsons della famosa serie animata ambientata in una era spaziale futura avevano Rosie, la loro fedele domestica tutta latta e bulloni. Gli Skywalker della celebre saga di Star Wars avevano C-3PO. Non possiamo negarlo: l’idea di robot al nostro servizio, pronti ad aiutarci all’occorrenza, ha da sempre affascinato l’essere umano. Ma il robot-maggiordomo tra le pareti di casa sarà prima o poi davvero all’ordine del giorno? E quando? Insomma, è possibile fare delle previsioni?

L’opinione pubblica è a dir poco confusa in proposito. C’è chi ipotizza che sarà realtà tra dieci – massimo vent’anni, il tempo necessario a perfezionare le tecnologie che animano queste “creature”. Altri pensano che ci sarà da attendere molto di più prima che i robot siano considerati così sicuri da poter dividere serenamente con loro lo stesso tetto, o ne sottolineano il limite dell’accessibilità economica. Altri ancora sono convinti che questo non accadrà mai, o lo sperano, poiché timorosi che le macchine possano sviluppare una coscienza e agire al di fuori del nostro controllo.

Robot domestici: sempre più vicini

La realtà lascia spazio a uno scenario ben più variegato. Innanzitutto, i robot intesi in senso generale sono in parte già nelle nostre case, anche se di certo il loro aspetto non richiama la nostra figura. La domotica ne è un esempio, come lo sono i robot per le pulizie domestiche che in automatico percorrono ogni centimetro del nostro pavimento a caccia di polvere e briciole e che ormai sono progettati anche per le mansioni più complesse, come aspirare i tappeti e il divano, lucidare i vetri, tagliare persino l’erba in giardino con estrema precisione. Senza poi contare gli “aiutanti” in cucina, macchine programmabili che riescono a farci trovare a un orario selezionato minestre e risotti (ma non solo) cotti a regola d’arte.

Nonostante dal punto di vista tecnologico siano ormai in grado di compiere azioni anche molto sofisticate, talvolta al pari di quelle di un essere umano in carne e ossa, per i robot umanoidi il percorso è certamente un po’ più lungo e complesso. Esistono prototipi dotati di braccia, capaci di raccogliere oggetti e rimetterli al loro posto, differenziare la spazzatura e persino stappare e servire una birra al loro padrone di casa. Ma anche di piegare – o addirittura stirare – il bucato o fare la guardia e lanciare l’allarme in caso di intrusione. Eppure si tratta quasi sempre di straordinari “giocattoli”, capaci sì di calamitare l’attenzione di tutti alle più grosse fiere della tecnologia, ma che restano al momento dei prototipi non ancora pronti a decollare sul fronte consumer, oppure progetti in cerca di finanziamento. Anche se, a quanto pare, le cose stanno decisamente per cambiare.

La svolta dell’intelligenza artificiale e i social robot

Il 2018, secondo gli esperti di tecnologia, sta infatti segnando una svolta in positivo per tutto ciò che ruota attorno all’intelligenza artificiale: sarà questo, molto probabilmente (assieme alla sempre crescente disponibilità di componenti più economiche), a far ingranare una nuova marcia al mercato dei robot domestici. In tutto ciò bisogna tener presente che le parti meccaniche necessarie per le articolazioni (motori e connessioni ad altissima precisione) restano al momento molto costose, mentre la diffusione di robot meno dinamici ma allo stesso tempo espressivi e capaci di interagire in qualche modo con l’essere umano si sta dimostrando una via percorribile.

La direzione, quindi, non è solo quella di creare macchine con la mobilità o la manualità tipiche di noi umani, bensì esseri dotati di telecamere, display, microfoni e speaker che ci consentano di comunicare con loro a 360 gradi. L’anello di congiunzione tra noi e loro diventa essenzialmente la capacità sociale, che consentirebbe loro di diventare parte integrante del nostro nucleo familiare. Non a caso le macchine di questo tipo si chiamano social robot, o robot sociali.

Il loro impiego, naturalmente, ha un potenziale incredibile: algoritmi sempre più personalizzati li rendono molto affidabili per assistere i bimbi durante i compiti per casa, per esempio. Possono assistere una persona inferma, metterla in comunicazione con il medico durante un’emergenza, oppure semplicemente ricordarle quotidianamente di assumere i suoi farmaci. E possono fare compagnia, stimolando la curiosità e il gioco in tutta la famiglia e persino negli animali di casa: raccontano storie, possono intrattenere con la musica o il ballo, ricordare gli appuntamenti, imparando progressivamente a conoscere ciascun membro della famiglia e interagendo in maniera personalizzata con ciascuno. Per chi pensava, insomma, che i robot domestici fossero destinati a rimanere delle semplici aspirapolvere, ci sarà da ricredersi. E, forse, anche da divertirsi.

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