Il ride sharing nel mondo: non solo Uber

10:34 am

20 marzo 2018

La competizione nel settore del ride sharing, il trasporto con autista che ha generato tante polemiche in Italia, altrove funziona eccome. Al punto che in altri Paesi, soprattutto extra europei, non è solo Uber  ad andare alla grande ma ci sono tantissimi (e potentissimi) “altri Uber”.

Non a caso le maggiori multinazionali credono nel settore e lo dimostrano con importanti investimenti internazionali: Google ha recentemente investito un miliardo di dollari su Lyft, principale concorrente di Uber negli Stati Uniti (dopo aver già puntato sulla stessa Uber). Nel 2016 Apple ha investito un miliardo di dollari in Didi Chuxing, il maxi concorrente cinese del servizio di ride sharing americano che in cinque anni ha raccolto investimenti per un totale di 15 miliardi di dollari. L’israeliana Gett ha fra i finanziatori anche la Volkswagen. Poi c’è il colosso giapponese delle telecomunicazioni Softbank, che ha partecipato al super investimento di oltre un miliardo di dollari su Ola, la rivale indiana di Uber Technologies. Sempre Softbank ha appena acquistato il 15% della stessa Uber (per un valore di oltre un miliardo di dollari), diventandone il maggiore azionista.

L’investimento di Bosch

L’ultima notizia in termini di investimenti è stata quella relativa a Bosch, che ha appena acquisito Splitting Fares Inc. (SPLT), una startup statunitense con sede a Detroit. SPLT gestisce una piattaforma che consente ad aziende, università e autorità pubbliche di offrire alla propria forza lavoro servizi di ride sharing. SPLT è stata fondata nel 2015. Attualmente il servizio è utilizzato da circa 140.000 utenti tra Stati Uniti, Messico e Germania. “Gli smartphone stanno diventando il mezzo di trasporto più importante” ha spiegato Markus Heyn, membro del Board of Management di Bosch. Connettendo gli utenti della strada e le modalità di trasporto, si sta rendendo possibile la mobilità flessibile multimodale: in pochi secondi chiunque può decidere come desidera viaggiare e procedere quindi con le prenotazioni necessarie.

Ride sharing: i numeri

Secondo un’analisi di Statista sono stati 12 miliardi di dollari i ricavi totali stimati del mercato del ride sharing nel 2017 negli Stati Uniti, con una crescita percentuale annuale stimata nei prossimi cinque anni del 20%. In Cina il ride sharing vola ancora più alto: sono 22 miliardi di dollari i ricavi totali stimati del mercato del ride sharing nel 2017.

La situazione italiana

Sono sempre i dati a dirla lunga sul mercato italiano: i ricavi totali stimati del mercato del ride sharing nel 2017 in Italia sono di appena 477 milioni di dollari.

In Italia i taxisti continuano ad annunciare scioperi contro il decreto interministeriale di riordino del settore che andrebbe in direzione liberale, aprendo le porte alla concorrenza, che altrove, come si diceva, è già realtà. E funziona bene. Esempio più fattivo è New York, emblema di come tutte le realtà della mobilità urbana possano coesistere e crescere. Qui a farla da padrone è certamente Uber che è cresciuto del 35% in cinque anni, quest’anno ha superato persino i taxi gialli (a luglio ha effettuato 289.000 corse al giorno contro le 277.000 dei taxisti). Nella Grande Mela Uber offre diversi servizi, dal classico noleggio con conducente della forma Black, alle corse a prezzi convenienti di UberX, ai pullmini per sei persone, fino alle corse allestite per i disabili. Ci sono poi Lyft e Gett, diretti concorrenti di Uber, che offrono il medesimo servizio.

Juno, startup recentemente acquisita da Gett, è un servizio di ride sharing che, per acquisire nuovi autisti e dunque quote di mercato, richiede ai driver una quota molto più bassa rispetto a quella dei concorrenti (10% contro circa il 20% di Uber). E poi ci sono Arro e Way2ride, le app che consentono di prenotare e pagare in digitale i taxi tradizionali.

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