I satelliti aiutano l’agricoltura (e alleggeriscono l’impronta ecologica)

9:58 am

2 novembre 2018

La produzione agricola è il motore della nostra sopravvivenza alimentare, ma oggi più che mai si trova al centro di sfide, e su molti fronti. Pensiamo al cambiamento climatico e alla frequenza crescente di fenomeni meteo estremi, dalle piogge eccessive alla siccità, che mettono a repentaglio i raccolti. Oppure all’impoverimento del suolo dovuto a un pressante sfruttamento (d’altronde la popolazione mondiale aumenta incessantemente), che può minarne la qualità. O, ancora, alle pratiche agricole insostenibili cui alcuni produttori vanno incontro, responsabili di rendere la coltivazione sempre più esasperante per l’ambiente.

Se vogliamo correre ai ripari, abbiamo un carico di lavoro davanti senza precedenti nella storia. Dalla nostra abbiamo la tecnologia e tra le strategie più promettenti c’è quella del monitoraggio satellitare.

 

Uno sguardo dall’alto

Sorvolare i terreni agricoli è possibile, per il singolo contadino, con i droni, piccoli velivoli senza pilota che sono in grado di controllare lo stato di salute delle piante o l’integrità del suolo attraverso una serie di occhi-telecamera. Tuttavia, quando si tratta di territori estesi, o intere regioni, o si desiderano dati più approfonditi, in nostro soccorso abbiamo i satelliti, sonde altamente tecnologiche che si inseriscono nell’orbita terrestre e da lì possono osservare ininterrottamente la superficie del nostro Pianeta, in alcuni casi con una frequenza anche molto alta.

È il caso della costellazione dei satelliti Sentinel dell’Agenzia Spaziale Europea, che dal 2014 ha iniziato a popolare l’orbita (ed entro il 2030 raggiungerà quota 20 membri) e che è deputata allo studio dell’atmosfera, del clima, delle acque e, appunto, delle nostre terre emerse, all’interno della missione scientifica Copernicus. Alcuni di questi satelliti riescono a sorvolare la stessa area del Pianeta anche ogni cinque giorni: con questo ritmo, il monitoraggio della situazione è davvero serrato.

 

Tanti tipi di “occhi”

Le sonde per il monitoraggio terrestre non sono tutte uguali. Ciascuna ha in dotazione il suo strumento o la sua dotazione di strumenti specifici per potersi concentrare su una certa gamma di aspetti.

Ci sono quelle atte a mettere a fuoco nello specifico la conformazione del territorio, che sono utili per ottimizzare la gestione dello spazio agricolo e trovare i luoghi più adatti allo sviluppo di nuove colture. Altri sono specializzati nel captare le riserve d’acqua e valutare l’umidità delle diverse regioni, e danno quindi informazioni utili nel caso della scelta del tipo di nuove piantagioni così come possono dare l’allarme in caso di particolare aridità e siccità del territorio, un fattore di rischio per molte specie vegetali.

Altri ancora sono capaci di captare addirittura lo stato di salute delle piante: appositi radar risalgono alla quantità di clorofilla contenuta nelle foglie a partire dal colore, per esempio, e possono così comprendere se le piante sono rigogliose, sane oppure sofferenti a causa dell’impoverimento del suolo oppure per la diffusione di malattie o parassiti. Lo stesso vale per i frutti, anch’essi in molti casi rilevabili dallo Spazio.

Insomma, grazie a queste tecnologie possiamo valutare la produttività di un terreno, intervenendo solo quando necessario e gestire in modo più accurato la somministrazione di fertilizzanti e pesticidi così come l’irrigazione, evitando gli sprechi, massimizzando di fatto la resa e cercando di ridurre il più possibile il consumo di energia e di altre risorse.

 

Sos pericolo

Oltre a queste indicazioni, l’osservazione satellitare rende oggi possibile seguire da vicino l’evoluzione di fenomeni legati a situazioni di forte rischio ambientale, e non solo per le colture e le zone rurali. I dati raccolti dai satelliti ci consentono, per esempio, di sviluppare modelli meteorologici sempre più precisi e migliorare quindi l’attendibilità delle previsioni del tempo.

Possono aiutarci a controllare dall’alto lo stato di un corso d’acqua o di un bacino, seguendo l’evoluzione di un’inondazione, per esempio, o allertando in anticipo (a volte fino a 10 giorni prima) se sussiste il pericolo di alluvione. Lo stesso vale per gli incendi, con bollettini in tempo reale sulle aree coinvolte e simulazioni sulla progressione nell’immediato futuro. Maggior produttività, quindi, ma anche più sicurezza per l’ambiente e per le popolazioni.

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