BITCOIN: 10 anni di valute digitali, fra innovazione e necessità di trasparenza

Da strumento di pagamento, il bitcoin si è trasformato in asset per gli investimenti.
Le garanzie per gli investitori sono ancora poche però.

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8:27 am

19 maggio 2022

Con uno storico prezzi poco maggiore di 10 anni, il bitcoin è finora l’asset più performante del 21° secolo. Basti pensare che un investimento di $10.000 in Bitcoin effettuato cinque anni fa avrebbe generato un tasso di rendimento annuo composto del 119% e oggi varrebbe ben $500.000. Un risultato strabiliante dato da un rendimento che si è sempre mantenuto positivo ogni anno per gli ultimi 7 anni.

Molti investitori rimangono però restii all’esposizione al bitcoin, a causa della sua volatilità. È infatti di pochi giorni fa l’ultimo crollo vertiginoso del bitcoin, con ripercussioni anche sulle altre criptovalute. Anche se, per altri investitori la volatilità del bitcoin rappresenta una conferma della sua unicità.

Oggi esistono più di 18mila criptovalute e il settore è ancora molto poco regolamentato: ciò rende quanto mai necessario un intervento normativo per tutelare gli investitori e disciplinare eventuali abusi in uno scenario geopolitico complesso.

Una valida riserva di ricchezza?

A differenza delle fiat currencies come euro e dollaro, la rete Bitcoin non dà priorità alla stabilità dei tassi di cambio, ma si affida a una regola quantitativa che limita la crescita dell’offerta ma al tempo stesso permette il libero flusso di capitali. Di conseguenza, il prezzo del bitcoin è una funzione della domanda rispetto all’offerta, la quale aumenta dell’1,8% all’anno. Dal punto di vista dell’equilibrio di domanda e offerta, quest’ultima risulta essere nota mentre molta più incertezza risiede nel valore della domanda.

Oltre ad essere in grado di mantenere il proprio potere d’acquisto nel tempo, un buon “store of wealth” deve anche essere facilmente scambiabile e accessibile (sia ora che in futuro). Rispetto ad altri beni tradizionali come l’oro, l’arte e gli immobili, il bitcoin è molto più facilmente scambiabile. Tuttavia, con poco più di un decennio di esistenza, non ci sono prove sufficienti per concludere in modo credibile che il Bitcoin, come l’oro, offra in modo affidabile una diversificazione del portafoglio.

Se lo scopo fondamentale di una riserva di ricchezza è quello di preservare il proprio potere d’acquisto nel tempo, il Bitcoin risulta più simile ad un’opzione, in quanto rimane un asset altamente volatile e speculativo. Inoltre, rispetto ai classici store of wealth, il Bitcoin non è ancora ampiamente utilizzato come strumento di risparmio o riserva di valore da parte dei vari Stati. Un caso a parte è El Salvador, che lo scorso settembre ha reso i Bitcoin moneta legale.

Un asset sempre più popolare

Il Bitcoin è oggi considerato tuttavia una valida soluzione di deposito di valore da parte degli investitori. È l’asset più distribuito della storia al di fuori del dollaro e dell’euro: infatti, oltre 140 milioni di persone possiedono bitcoin. Il suo successo è stato anche favorito dal supporto di personalità molto popolari – tra i tanti, Elon Musk e Jack Dorsey – che hanno avvalorato la tesi del bitcoin come riserva di valore.

Seppur esista ancora un’ampia platea di scettici, è innegabile come negli ultimi anni le più grosse banche mondiali, come Goldman Sachs e JP Morgan, stiano costruendo prodotti per i propri clienti contenenti criptovalute. Ad oggi, risultano 14 operatori finanziari negli Stati Uniti in grado di offire ETF su Bitcoin secondo le disposizioni vigenti della SEC. Anche il settore privato ha evidenziato un trend simile, con una buona parte di società che stanno inserendo il bitcoin nei loro portafogli (Tesla, Square, MicroStrategy e molte altre).

L’evoluzione delle stablecoin

Le cosiddette “stablecoin” agiscono come un ponte tra il mondo delle criptovalute e quello delle valute flat. I prezzi delle stablecoin sono definiti stabili perché sono ancorati ad un bene di riserva come il dollaro o l’oro. La riduzione della volatilità che ne consegue, rispetto a critpovalute come il Bitcoin, le rende una forma di moneta digitale più adatta allo scambio e pagamenti.

Il mercato delle stablecoin è dominato all’80% da Tether, USDC, e Binance USD. Nella top 5 invece rientra Terra, che nei giorni scorsi ha subito un forte de-peg (arrivando a valere 0.65$ rispetto ad un valore teorico di $1). Questo de-peg ha aperto un dibattito sulla capacità del sistema di sopportare fasi di stress e minore liquidità sui mercati finanziari.

Anche Lugano lancerà la propria stablecoin con nome Luga, derivante dalla collaborazione con un’altra stablecoin, Tether. Lugano con l’aiuto della stessa Tether ha inoltre lanciato un fondo da 100 milioni di franchi destinato allo sviluppo di startup e fintech locali basate sulla tecnologia blockchain. Sono state anche annunciate oltre 500 borse di studio per gli studenti che volessero specializzarsi in blockchain: un ulteriore segnale che la finanza digitale avrà un ruolo sempre maggiore nel prossimo futuro.

Parole chiave: innovazione, trasparenza, sicurezza

Come per altre fasi storiche di innovazione tecnologica dirompente, il mercato della blockchain e delle valute digitali ha conosciuto negli ultimi anni un periodo di rapida “democratizzazione”, almeno in parte legata alla mancanza di regolamentazione. La crescita è stata caratterizzata da un’alternanza di fasi di rapida creazione di valore e momenti di crollo e, più in generale, da elevata volatilità. Ad oggi, il mercato delle criptovalute è ancora relativamente piccolo con un controvalore pari a circa 1,5 trilioni di dollari, ma certamente presenta potenzialità di crescita.

La tecnologia su cui si basano le criptovalute incorpora caratteristiche di decentralizzazione (assenza di autorità centrali), di open-source (assenza di barriere all’ingresso), e di permissionless (possibilità per gli utenti di contribuire allo sviluppo tecnologico). Tale strumento ha la potenzialità di trasformare qualsiasi asset class tradizionale. Così come negli anni ’90 il web ha reso la comunicazione “online” maggiormente fruibile e immediata, oggi la tecnologia blockchain ha la capacità di rendere “on-chain” le transazioni in asset tradizionali.  Gli asset tradizionali possono così essere scambiati sotto forma di crypto-equities, crypto-art, crypto-commodities, e anche il sistema di governance societario può essere gestito attraverso blockchain.

Tuttavia, per far sì che il numero di soggetti coinvolti continui ad aumentare e che quindi i benefici dell’innovazione tecnologica possano essere condivisi dalla collettività è fondamentale la costruzione di un framework regolamentare. La trasparenza nell’operatività, quindi la possibilità di collegare una transazione con le controparti coinvolte, e una regolamentazione dell’attività di intermediazione sono due tra gli aspetti che  più necessitano un intervento di organi regolatori.

Tale regolamentazione potrebbe permettere una continua maturazione della tecnologia abbinata però ad una maggior stabilità finanziaria. La sicurezza dell’intero sistema finanziario è assolutamente utile per la circoscrizione dell’aspetto puramente speculativo delle valute digitali. Condividiamo, infine, un approccio positivo e proattivo alla diffusione dei benefici dell’evoluzione tecnologica legata allo sviluppo della blockchain e delle valute digitali.

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