L’intelligenza artificiale rivoluziona il mondo dei trasporti

10:05 am

14 dicembre 2018

È in corso una profonda trasformazione nel settore dei trasporti, una sorta di Rinascimento, secondo gli esperti. Forza motrice di questo cambiamento è senza ombra di dubbio l’evoluzione dell’intelligenza artificiale (AI), assieme all’entrata in scena del machine learning, quella serie di meccanismi che permette a una macchina intelligente di accrescere in autonomia le proprie capacità attraverso l’auto-apprendimento e grazie al progressivo miglioramento della performance degli algoritmi stessi.

 

L’era dei dati

Nel corso degli ultimi vent’anni l’avvento dei satelliti in orbita per il supporto delle attività umane ha permesso di raccogliere con cadenza sempre più frequente informazioni sul sistema dei trasporti sulla Terra. Dal traffico aereo ai mezzi su ruota, passando per treni e navi, gli “occhi” delle sonde hanno localizzato, monitorato e catalogato un numero enorme di spostamenti, snodi del traffico, smistamento di merci.

Oltre ai satelliti, per assorbire informazioni sono oggi disponibili anche moltissimi tipi di sensori: una rete capillare di piccoli “detective” capaci di appuntare e trasmettere rapporti sul traffico, segnalare incidenti, valutare da vicino il tasso d’inquinamento e rumore dovuto ai mezzi di trasporto, segnalare possibili sversamenti di carburante in mare e via dicendo. Morale della favola: non abbiamo mai avuto tanti dati sui trasporti (e le condizioni in cui avvengono) come adesso.

Le imprese hanno da sempre usufruito di queste informazioni per effettuare scelte gestionali via via più consapevoli. Il passo in più è che oggi, accanto all’enorme mole di dati, abbiamo a disposizione un’infrastruttura informatica estremamente elaborata rispetto a un tempo e, appunto, nuovi algoritmi, in grado di lavorare da soli e che rendono valutazioni, iniziative e previsioni molto più precise e più rapide, spesso persino in tempo reale. Insomma, oltre alle informazioni, c’è un “cervello” sempre più intelligente per processarle.

 

Non solo driverless car

Nel mondo dei veicoli senza pilota, che gestiscono cioè il percorso in modo autonomo, non ci sono solo le auto, anche se è di quelle che sentiamo parlare più spesso. Sono già attivi, anche in Europa, progetti per mettere alla prova l’intelligenza artificiale anche sul fronte del trasporto pubblico, con l’uso di piccoli autobus che, grazie a sensori, telecamere e GPS si stanno dimostrando promettenti e potrebbero consentire di realizzare in futuro una rete di mezzi automatizzata capace di garantire maggior coordinazione, puntualità, ma anche sicurezza.

Lo stesso principio sta prendendo piede sul fronte del trasporto e del recapito di merci, e non solo per quel che riguarda i mezzi su strada, come i tir. La rivoluzione inizia a coinvolgere anche i treni, compresi quelli delle metropolitane delle maggiori città, e i trasporti navali, con le prime navi cargo completamente prive di equipaggio e capitanate in remoto pronte a salpare già entro il 2020.

Tutto potrebbe cambiare anche nell’ambito della nettezza urbana, con mezzi che potrebbero raccogliere la spazzatura e ripulire strade e marciapiedi da soli, così come spargisale e spazzaneve che si preoccupino di provvedere alla viabilità in caso di neve e gelo.

 

Il punto di vista del passeggero

Oltre alle questioni di logistica e dei veicoli driverless, molte sono le novità previste anche sul fronte dell’esperienza del viaggio, quella che tocca in prima persona il passeggero. Se oggi, mentre siamo al volante, a darci una mano abbiamo comandi vocali e navigatore, non manca molto all’avvento di una nuova generazione di assistenti virtuali e programmi per il supporto alla guida che possano rendere il viaggio ancora più smart: che forniscano un supporto ai guidatori meno esperti, per esempio, o che ci avvisino in diretta sulle condizioni del meteo, sul traffico previsto lungo la nostra rotta, sulla presenza di incidenti. O, ancora, che siano in grado di valutare il nostro livello di attenzione e performance e segnalarci quando siamo troppo stanchi, troppo nervosi o troppo distratti per guidare, o semplicemente se siamo al volante da troppo tempo.

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