Israele, la nuova Silicon Valley

11:14 am

19 luglio 2018

La nuova Silicon Valley? È Israele. Il paese è una vera e propria startup nation, la nuova patria dell’innovazione di successo. Tanto da essere stata ribattezzata Silicon Wadi, dal tipico nome delle valli della zona. Qui, a essere vincente è stata soprattutto la visione a lungo termine basata sulla collaborazione tra pubblico e privato. L’Autorità per l’Innovazione dello Stato d’Israele — che gestisce fondi governativi per 500 milioni di dollari all’anno — agisce secondo una precisa politica d’innovazione. Il suo obiettivo principale è rafforzare e far crescere l’economia israeliana. L’Authority condivide il rischio con gli imprenditori e se un’azienda fallisce non si deve restituire nulla. Infine prevede azioni mirate a scoraggiare chi vuole portare all’estero proprietà intellettuale sviluppata in Israele con soldi governativi: chi vuole farlo deve pagare una penale. Qualsiasi startup (purché basata in Israele) può richiedere di entrare nel programma dell’Authority. Dopo l’application, deve però sottoporsi a un’attenta valutazione delle proprie effettive potenzialità. E deve dimostrare la corrispondenza con il mercato: il settore pubblico fornisce fino all’85% del capitale necessario, ma il resto deve venire dai privati. Il Governo, insomma, appoggia e sostiene il sistema delle imprese innovative. Tanto che c’è una startup per ogni 2000 abitanti.

 

La geografia delle startup

Per molto tempo Haifa, nel nord del Paese, è stata la capitale industriale e centro nevralgico per la digital economy. Successivamente è stata soppiantata da Tel Aviv e dopo ancora da Gerusalemme, dove attualmente nascono nuove startup ogni anno. Oggi, il numero di startup presenti in Israele è di circa 8mila. Waze, Monday e Mobileye – il sistema di automatizzazione di guida dei veicoli – sono solo alcune delle più famose startup israeliane, vendute poi a imprese straniere.

 

Gli investimenti

Il 14% del Pil in Israele è speso in ricerca. È anche la forza di ricerca e università a mettere il Paese in una posizione di vantaggio competitivo. Particolarmente sviluppati sono i settori delle nanotecnologie, dei big data, della cybersecurity e delle biotecnologie. Oltre alla disponibilità del Governo, le grandi multinazionali sono sempre più interessate ad attingere a nuove tecnologie dall’esterno ed Israele è diventato hub privilegiato per lo scouting. Questo fa sì che anche gli investitori, privati e istituzionali, trovino in Israele un mercato ricco di opportunità. Non è un caso che gli investimenti abbiano raggiunto la cifra record di 5 miliardi di dollari nel solo 2016. Con oltre 300 multinazionali hi-tech che hanno aperto centri di ricerca e sviluppo in Israele. La differenza anche qui la fa lo Stato che investe e rischia a fianco dei venture capital, ma senza avere la pretesa di guidare il mercato: in pratica l’Authority dell’innovazione di Tel Aviv fornisce fino all’85% del capitale necessario. Se l’azienda ha successo deve restituire il prestito, altrimenti non deve nulla (il contributo è a fondo perduto).

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