Fake news: possiamo frenarle con l’intelligenza artificiale?

9:30 am

26 ottobre 2018

Abbiamo un problema con le fake news. E dato l’incedere dello sviluppo dei mezzi di comunicazione e di informazione, sembra impossibile fermare la “valanga”.

Le notizie false raggiungono sempre più persone e online, rivelano gli scienziati, ottengono spesso più attenzione delle notizie reali, diffondendosi molto più rapidamente. Gartner prevede che allo scoccare del 2022 avremo sottomano più notizie false che vere.

Se da un lato l’innovazione tecnologica ha contribuito al fenomeno, molto può fare però anche nell’altra direzione, offrirci cioè dei rimedi. Lo strumento più potente che abbiamo a disposizione su questo fronte per fermare chi trae profitto dalla divulgazione di contenuti non veri è, secondo gli esperti, l’intelligenza artificiale (AI).

 

Scovare le falsità

L’idea non è di per sé complicata: istruire software che in automatico vadano a scovare i concetti falsi e, inoltre, a identificare i siti che, in maniera intenzionale o accidentale, sono più fertili in questo senso. Se ci pensiamo, anche la nostra casella di posta elettronica è piuttosto brava a capire ciò che è spam da ciò che non lo è, tenendoci al riparo da messaggi che non ci interessa ricevere. Un’intelligenza artificiale può infatti analizzare la provenienza e il contenuto di un messaggio e determinare se si tratta (o meno) di propaganda.

Allo stesso modo possiamo pensare di attivare un controllo sulla qualità di un testo, per esempio, mediante raffronto con altri contenuti sul medesimo argomento, magari proprio quelli più postati, e risalire in ciascun caso alla fonte. È questa la strategia vincente per debellare le fake news?

 

Dalle parole ai fatti

Alcune aziende, perlopiù startup, si stanno muovendo per concretizzare queste iniziative. Il goal finale è bloccare le fake news prima che si propaghino, o sul nascere, meglio ancora se in anticipo sulla stessa pubblicazione. Alla base, naturalmente, è necessaria una robusta impalcatura di conoscenze in merito alle fonti, alle statistiche e ai dati.

Progetti molto interessanti sono quelli di Factmata, che grazie all’AI indaga in tempo reale su propaganda, fake news e clickbait o FullFact, una no profit inglese. Il check automatico entra in azione, per esempio, quando politici appartenenti a fronti opposti emettono informazioni su uno stesso argomento, oppure dinanzi a dati, statistiche o parole chiave, che smuovono il programma a ricercare fonti e citazioni, in modo da accreditarne l’origine.

L’algoritmo fa di tutto per restituire l’informazione corretta, ma ovviamente non possiamo pretendere che sia passato al setaccio tutto quello che passa per il web, e di poter affermare “vero” o “falso” per ciascuna pagina. Questi sistemi ci aiutano però a farci un’idea in merito all’attendibilità di una persona, di un sito o di un giornale, e ci preparano a essere un po’ più cauti in futuro dinanzi al materiale che pubblicano.

 

 

Un terreno scivoloso

Certo è che anche questi sistemi hanno i loro limiti. Tecnologici, ovviamente, ma anche sul fronte dell’etica. Non sempre ci sono dati disponibili, per esempio, oppure ci sono “territori grigi”, ambigui, dove è impossibile fare chiarezza anche solo per il diverso significato che una parola può assumere. Inoltre c’è il rischio di non riuscire ad applicare programmi di questo tipo sempre in maniera imparziale e priva di bias, con la possibilità di introdurre stereotipi nel sistema di analisi stesso. Di fatto, a volte anche una mail utile può finire per errore nello spam.

Per quanto si stia dimostrando sempre più sofisticata e utile, insomma, non possiamo delegare tutto il lavoro di verifica all’intelligenza artificiale. Perlomeno per ora, gli esseri umani devono lavorare in parallelo alle macchine per ottenere qualche risultato: leggere con attenzione e ragionare davanti a una notizia, provare a verificarla e contare fino a dieci prima di condividerla.

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