Mr. Zara, il miliardario che preferisce il cammino di Santiago e l’orto ai riflettori

Stories of Success

9:43 am

1 aprile 2019

Il sesto uomo più ricco del mondo ha “sostituito il master in business administration con un apprendistato da fattorino in una sartoria spagnola. Odia volare, ha come unici hobby la cura del suo orto e il tifo per il Deportivo La Coruña, e ha compiuto quattro volte il cammino di Santiago. Amancio Ortega è il miliardario più lontano dai cliché che si possa immaginare; ha appreso i rudimenti dell’imprenditoria dal gradino più basso della manifattura, insieme all’intuizione che lo ha portato a creare un vero e proprio impero del fashion low cost di cui il brand più celebre è Zara: capi alla moda, allineati con le ultime tendenze dei grandi brand, ma a prezzi abbordabili per poter cambiare spesso guardaroba.

 

Da ragazzo di bottega a creatore di vestaglie

Le sue origini sono umilissime: nasce nel 1936 a Busdongo, un piccolo paese nella provincia spagnola di León, dove il padre fa il ferroviere e la madre la casalinga. Tutto quello che gli serve per creare un’impresa, Amancio lo impara nella piccola camiceria Gala, a La Coruña, dove fa il tuttofare già all’età di 14 anni. Da subito gli è chiaro che i clienti vogliono vestiti a buon mercato e da cambiare spesso, abitudine difficile da praticare a causa dei tanti intermediari che lavoravano nel settore delle confezioni e della distribuzione.

Il primo esperimento di semplificare la filiera produttiva per abbattere i prezzi lo fa con l’aiuto dei fratelli e poi della moglie: avviano una produzione casalinga di vestaglie mantenendo la qualità di altre aziende, ma vendendole a molto meno. Il titolare della sartoria che lo usa come garzone gli dà fiducia e fa un primo ordine. Con i primi soldi compra un garage e una macchina da cucire così da smettere di cucire a mano e garantire consegne veloci e puntuali. Il prezzo del prodotto finale viene stabilito all’inizio, decidendo i costi di produzione a ritroso. Gli ingredienti del successo di Zara ci sono già tutti.

 

La nascita di un’azienda tutta sua

Dalle vestaglie Ortega si allarga ad altri articoli come le camicie, l’abbigliamento sportivo e i pigiami. Come “operaie” recluta delle casalinghe a cui distribuisce le stoffe precedentemente tagliate in azienda: cuciono a casa e consegnano il prodotto già finito e pronto alla vendita. Nel 1963 crea la società Confecciones GOA (richiamando le iniziali del suo nome al contrario), mentre il primo negozio, “Sprint”, viene aperto nel 1972. In meno di sette anni quell’esperienza si rivela debole e deve chiudere, ma l’idea di creare prodotti in proprio, senza costi di pubblicità e di intermediari, è vincente e destinata a essere portata avanti dal primo negozio “Zara” che nel frattempo ha aperto i battenti nel 1975 nella strada principale di La Coruña. Sull’insegna doveva esserci scritto “Zorba”, ma esisteva già un bar con lo stesso nome e Ortega cambia in corsa il nome per salvare almeno alcune lettere dell’insegna quasi pronta.

Nelle sue vetrine arrivano capi nuovi ogni 15 giorni circa, il tempo necessario per ideare, realizzare e distribuire una nuova collezione, contro i sei mesi utilizzati dai marchi concorrenti, senza un magazzino vero e proprio per le giacenze. Nel 1978 apre il primo negozio a Madrid, negli anni seguenti la catena si diffonde in tutta la Spagna. Nel 1984 è inaugurato il primo centro di distribuzione della logistica, mentre oggi sono 900 i negozi totali a marchio Zara, distribuiti in 73 Paesi in tutto il mondo.

 

Il salto internazionale

Della vita privata di Ortega si sa molto poco, non ci sono interviste ed esistono soltanto pochissime fotografie, coerentemente con la filosofia riassunta in una sua celebre frase: “Devi apparire sui giornali giusto tre volte: quando nasci, quando ti sposi e infine quando muori”. Un dato, però, certo è il ruolo chiave avuto dalla moglie Rosalía Mera (scomparsa nel 2013), modellista nello stesso negozio nel quale il giovane Amancio aveva mosso i primi passi. Grazie a lei debutta sul palcoscenico internazionale fondando il gruppo Inditex (Industrias de Diseño Textil Sociedad Anónima) come holding per Zara e i suoi impianti di produzione. Sotto quell’insegna si raccolgono più marchi, via via acquisiti o fondati da zero: oltre il marchio Zara, le etichette Massimo Dutti, Pull and Bear, Bershka, Stradivarius, Oysho, Shkuaban, Uterque, Tempe e Zara Home.

Il fenomeno del fashion a basso costo esce dai confini spagnoli, con le aperture dei negozi a Oporto (1988), New York (1989) e Parigi (1990). Il 2001 è l’anno della quotazione in Borsa, mentre nel 2005 Pablo Isla viene nominato Ceo di Inditex: quando nel 2011 Ortega decide di lasciare l’incarico di presidente, Isla diventa nello stesso tempo chairman e Ceo della società.

Ritardando lo scenario che adesso si profila per i prossimi anni: la successione al timone di Inditex di Marta, la figlia avuta dalla seconda moglie e in azienda già da più di dieci anni. Sarà il tempo a dire se la nuova leva saprà tenere vivo lo spirito del gruppo, ancora in essere il piano voluto dal padre per la condivisione degli utili con i dipendenti per il 10% dei profitti, e il caso Zara ancora oggetto di studio di tutte le business school.

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