Alghe e salvaguardia ambientale: un binomio che funziona?

12:08 pm

27 aprile 2018

Non solo nori. La varietà – e la mole – di alghe presenti sul mercato è ben più vasta di quella necessaria a portare in tavola il sushi. Dall’uso alimentare agli integratori e i nutraceutici, passando per il settore dei mangimi, dei farmaci e persino dei fertilizzanti, sia le macro-alghe, cioè le specie macroscopiche (le cosiddette seaweed), che le forme microscopiche, dette appunto micro-alghe, stanno infatti ricevendo particolare attenzione.

Anche le frontiere della ricerca in proposito sono fertili, e ripongono in questi organismi così semplici la fiducia di un intervento in soccorso dell’ambiente. Insomma, le loro potenziali applicazioni sono oggi più che mai in fase di espansione, tanto che le previsioni in merito al giro d’affari legato a questi prodotti parlano di oltre 87 milioni di dollari  in ballo entro il 2024 solo nel contesto delle macro-alghe.

 

Alghe e inquinamento atmosferico

Il riscaldamento globale sta procedendo a un passo troppo rapido rispetto alla possibilità naturale di riparazione o adattamento degli ecosistemi, ormai avviati verso una condizione di stress senza precedenti. Pensiamo allo scioglimento dei ghiacci, all’acidificazione degli oceani, alla progressiva scomparsa di interi habitat. Ed è innegabile che molte attività umane, responsabili delle emissioni in atmosfera dei gas serra, siano una delle principali cause del cambiamento climatico.

In questo contesto, l’insieme variegato di organismi marini come le alghe sta dimostrando di poter rivestire un ruolo determinante nel tamponare, grazie a una fisiologia tutta particolare, la situazione.

 

Trappole per la CO2

Le alghe operano la fotosintesi: rilasciano ossigeno e trasformano la luce solare in energia chimica. Proprio come le piante, ma senza necessità di sottrarre ad altre attività ampi terreni per la coltivazione. Assorbono inoltre l’anidride carbonica, o CO2, il principale gas serra prodotto dalle attività antropiche, e hanno il potenziale per ridurre in modo significativo l’acidificazione degli oceani, causata anch’essa dall’aumento di CO2 in atmosfera e responsabile del degrado delle barriere coralline e di altri habitat marini.

Le specie più efficienti nell’assorbimento, come per esempio le kelp, o alghe laminariali, sono coltivate in abbondanza in Cina, Corea e Giappone e, se l’espansione dell’acquacoltura verrà portata avanti con modelli attenti alla sostenibilità, potrebbe contribuire a rimuovere, secondo gli scienziati, miliardi di tonnellate di anidride carbonica dalla nostra atmosfera.

 

Filtri per l’acqua

Ma non c’è solo la CO2. Un altro fronte dove alcune tipologie di alghe si stanno dimostrando utili è la depurazione delle acque inquinate da sostanze di scarto, come per esempio gli eccessi di azoto e fosforo che vengono liberati attraverso i residui dei liquami impiegati in agricoltura come fertilizzanti. Una volta raccolte ed essiccate, le alghe dense di queste sostanze possono poi essere riciclate a loro volta come fertilizzanti per l’agricoltura.

Sono inoltre in fase di studio le capacità di assorbimento di metalli tossici, come il piombo e il cromo, ma anche di ferro, rame, manganese e scarti industriali come le vernici.

 

Carburanti green

Uno degli usi più interessanti delle micro e delle macro-alghe, anche se per ora ancora in fase perlopiù sperimentale, è invece la produzione di biocarburanti, o biofuel, alternative “verdi” ai classici combustibili fossili. In questo caso la quantità di CO2 prodotta dalla combustione del carburante va in pari (o quasi) con quella sottratta all’atmosfera dalle alghe, e il sistema può considerarsi di fatto neutrale. Oltre che più economico rispetto all’estrazione.

La destinazione riguarda tutti i mezzi di trasporto, dalle auto ai veicoli pesanti e alle navi, fino agli aerei, dove la spinta è particolarmente forte in virtù di un’urgente necessità di alternative a minor impatto ambientale.

Una volta terminata la “spremitura” del biocarburante dalle alghe, si accumulano i loro resti solidi, che una volta essiccati non sono altri che un mix di carboidrati e proteine. Un buon sostituto, secondo gli esperti, della soia nei mangimi per gli animali d’allevamento come bovini, suini e pollame. Una soluzione ecosostenibile, poiché consente di limitare il consumo di terreni per la coltivazione di vegetali destinati al bestiame.

 

Al posto della plastica

Un altro fronte della ricerca sulle alghe è la formulazione di materiali di origine naturale, da impiegare per esempio per il packaging dei prodotti, che si dimostrino meno inquinanti della plastica. O che, addirittura, siano commestibili.

È il caso di una startup inglese, impegnata nel tentativo di portare sul mercato un’alternativa a base di alghe alle classiche bottiglie di plastica per l’acqua e altri liquidi. Si tratta di membrane morbide e trasparenti, ottenute a partire da alcuni componenti di questi organismi, che possono essere utilizzate come sacchetti per lo storage di bevande e all’occorrenza, ingerite assieme a tutto il contenuto.

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